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Cronaca, letteratura, cinema, serie tv, viaggi
Messaggio domenica 22 luglio 2018, 7:59
pisodinosauro Avatar utente
Matusa

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Località: Roma

Cosa sapete delle condizioni di Marchionne?
Eh, ma il PD...

Messaggio domenica 22 luglio 2018, 10:24
totti1montella4 Capitano

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Ho avuto modo di ascoltare, durante un servizio televisivo, un suggestivo ventaglio di giustificazioni fornite da vari cittadini a sostegno di chi ha sparato un piombino nella schiena a una bimba rom, che tra l'altro adesso rischia di rimanere paralizzata.
La dettagliata pletora di scuse aveva un minimo comune denominatore, identificabile con una certa precisione nella circostanza che "la gente è esasperata": e per questo alla pletora stessa, nel, servizio televisivo, seguiva la puntuale e accurata narrazione di tutta una casistica di furti, messi in atto con le più svariate modalità, tesa a fornire le motivazioni di quell'esasperazione.
Ora, il punto è: se siamo arrivati al punto in cui l'esasperazione, non importa se e quanto suffragata dai fatti, rappresenta nell'immaginario collettivo una giusta causa per farsi giustizia da soli, per giunta nei confronti di un soggetto che con detta esasperazione non c'entra alcunché se non per l'appartenenza alla stessa etnia di soggetti a loro volta appartenenti alla stessa etnia dei presunti autori degli atti esasperanti, nessuno di noi può considerarsi più al sicuro.
Perché essendo tutti, per motivi più o meno comprensibili, esasperati a causa di attività più o meno lecite poste in essere da altri, giustificare la giustizia sommaria pone le premesse per una gigantesca e avvincente guerra civile, nella quale esasperati ed esasperatori si intrecceranno in modo inestricabile ammazzandosi a vicenda, magari simultaneamente, in una ridda infernale di pistole a piombini, mazze, lame di ogni foggia e dimensione, nonché armi da fuoco assortite.
Voi vi rendete conto che stiamo correndo a duemila all'ora verso questa roba qua, o no?

Alessandro Capriccioli
Quam iuvat immites ventos audire cubantem

Messaggio domenica 22 luglio 2018, 16:54
aldodice26x1 Avatar utente
Fenomeno

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Località: Roma quartiere Torrino

pisodinosauro ha scritto:
Cosa sapete delle condizioni di Marchionne?

Avrà l'influenza tipo Breznev, Andropov e Cernenko. In Italia la privacy si rispetta solo per quel che riguarda la regal casa Sabauda.

Messaggio lunedì 23 luglio 2018, 7:40
joe Avatar utente
Fenomeno

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Finalmente leggo un articolo intelligente sulla storia di Marchionne alla Fiat. Per quando sentirete i peana per il grande manager che ha salvato l'industria italiana.

Marchionne, il manager di un’era che non esiste più
di Marco Revelli

L’«Era Marchionne» finisce bruscamente. Anzitempo, e drammaticamente.

Quello deciso ieri dai consigli di amministrazione di Fca, Ferrari e Cnh riuniti d’urgenza a Torino non è un avvicendamento fisiologico (che sarebbe dovuto avvenire nel 2019, come preannunciato dallo stesso Marchionne, con l’approvazione dei conti del 2018).

È piuttosto il frutto di un imprevisto. Di uno stato di necessità che assegna al termine «fine» un carattere più perentorio. In qualche modo definitivo, di quelli che, appunto, trascinano con sé il senso di un bilancio.

Cosa è stato Marchionne per la Fiat e per Torino? Cosa ha rappresentato per l’Italia? E in qualche misura per tutti noi, che sotto il segno di auto, industria, finanza abbiamo vissuto e, negli ultimi tempi, patito?
È l’«uomo che ha salvato la Fiat e l’ha portata nel mondo» – come recita la congregazione dei plaudenti – o quello che ne ha decretato la fine facendola americana?

È il manager che ha sburocratizzato la pesante macchina industriale fordista introducendovi lo stile informale e il passo lieve del demiurgo post-moderno, o quello della mano pesante e del tradizionale autoritarismo padronale nei referendum di Pomigliano e Mirafiori?

È l’uomo del futuro, che incarna nella propria visione e nella propria azione un «nuovo paradigma» industriale-finanziario, o è «soltanto» un buon navigatore nella sistematica del caos che caratterizza la nostra epoca, capace di mantenersi a galla grazie alla propria vocazione a cambiar forma?

Difficile dare ora una risposta certa. Ma su un punto credo di avere le idee chiare.

Marchionne è l’«uomo della transizione». Non certo l’uomo del passato – di un passato industriale diventato indubbiamente improponibile -, ma nemmeno l’uomo del futuro.

HA TRASCINATO LA FIAT fuori dal Novecento (e dal fondo di un baratro), ma non l’ha consegnata a un’identità certa e stabile. A un «modello» nuovo e sicuro. Ha pareggiato i conti, certo (e si tratta di un quasi-miracolo che gli ha permesso di annodarsi per la prima volta dal 2006 la cravatta al collo), ma Fca rimane comunque un gruppo minore nel panorama dei grandi produttori automobilistici globali: l’ottavo, con i suoi 4.863.291 autoveicoli venduti (di cui appena un settimo prodotto in Italia), il 5,1% del mercato, esattamente la metà rispetto a colossi come Volkswagen e Toyota, molto dietro alla francese Renault.

Un gruppo del tutto incerto sul profilo del proprio prodotto: unica certezza il successo di Jeep (il cui capo del brand, Mike Manley, è appunto il successore di Marchionne), per il resto oscillazioni tra l’opzione per modelli premium e de luxe o i tradizionali prodotti di massa.

In una delle sue ultime dichiarazioni pubbliche era stato annunciato un piano d’investimenti massicci sull’auto elettrica (45 miliardi in 4 anni), un settore difficile, affollato, a micidiale competitività, con concorrenti dalla tradizione ventennale come Toyota, che garantirebbe di sicuro vantaggi futuri ma su cui tutto resta molto incerto, ed embrionale.

Più chiara ed evidente la questione dell’Italia. Qui la «transizione» si è consumata con un exit secco, cioè con un trasferimento di risorse e di sedi che ha assestato un durissimo colpo alla vocazione industriale del Paese.

FORSE POTREMMO DIRE che l’Italia industriale, così come l’avevamo conosciuta nella seconda metà del XX secolo, ha cessato ufficialmente di esistere allora, con quell’esodo, quando la Fiat non ha cambiato solo nome, sede legale (Olanda) e sede fiscale (Londra), ma con un massiccio trasferimento di tecnologie ha contribuito al rinsanguamento di un’industria automobilistica americana esangue restando tuttavia a sua volta in una condizione di anemia quasi mortale.

Con il 2010 del «Progetto Italia», lanciato in gran pompa l’anno prima come condizione per una resa sindacale e operaia pesantissima, non è rimasto più nulla.

Sotto l’ala protettrice di Barak Obama, il baricentro è stato spostato da Torino e dalla Campania al Michigan e Detroit.

Qui da noi sono rimasti gli scheletri spolpati di Mirafiori (oggi pressoché deserta, dopo che i residui operai della Maserati sono stati concentrati a Grugliasco) e di Pomigliano (dove la parabola discendente della Panda lascia una scia dolorosa di cassa integrazione cronica).

Era stato lo stesso Marchionne, da Fabio Fazio (sempre lui!), nell’ottobre del 2009 ad affermare, testualmente, che «la Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia». E da uomo di parola aveva fatto seguire i fatti.

Oggi i dipendenti diretti di Fca in Italia sono 29.000 compresi quelli di Maserati e Ferrari. Erano oltre 120.000 nel 2000.
ORA SERGIO MARCHIONNE lascia silenziosamente la scena quando l’era della transizione – il «suo» tempo – è finita.

Il mondo che viene avanti non è più quello della globalizzazione leggera, dello spazio liscio della comunicazione e delle contaminazioni feconde, e neppure di quella più dura dalla competizione feroce.

È il tempo dei muri e dei dazi. Delle barriere e del confronto muscolare. Il tempo delle guerre commerciali che minacciano di non fare prigionieri. Forse ricorderemo i suoi maglioncini tutti uguali, nel tempo degli elmetti e delle tute mimetiche.
Il vero amore è aspettare. Chiedete a Erbob.

Messaggio lunedì 23 luglio 2018, 8:12
il_noumeno Avatar utente
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joe ha scritto:
Finalmente leggo un articolo intelligente sulla storia di Marchionne alla Fiat.


Davvero, sì
Santiago CFO

I hate Illinois Nazis

Messaggio lunedì 23 luglio 2018, 8:41
darracq Avatar utente
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pisodinosauro ha scritto:
Cosa sapete delle condizioni di Marchionne?


sembrerebbe tumore ai polmoni

-Nun è vero gnente! T'ho raccontato un sacco de fregnacce!!!....[..]

-Ma perché?!?!
-Mah....così, perché m'annoio...e allora invento...sogno.....

Messaggio lunedì 23 luglio 2018, 15:02
postromantico Avatar utente
Leggero

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pisodinosauro ha scritto:
Cosa sapete delle condizioni di Marchionne?


a leggere la lettera di Grande Stevens direi cancro ai polmoni.
anche se trovo orribile fare queste ipotesi.
Non so se hai presente una puttana ottimista e di sinistra.
In Monti we Trust
Paz: uno dei miei idoli
romolo1988 ha scritto:
quando sono troppo lunghi accorcio (lunghezza che rimane sui 2 cm) quelli del pube, anche per una questione igienica e di comodità

Baldissoni romano e romanista

Messaggio lunedì 23 luglio 2018, 16:46
totti1montella4 Capitano

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da 3'30''


Quam iuvat immites ventos audire cubantem

Messaggio lunedì 23 luglio 2018, 17:30
siamocosì Avatar utente
Leggenda

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postromantico ha scritto:

a leggere la lettera di Grande Stevens direi cancro ai polmoni.
anche se trovo orribile fare queste ipotesi.

mi hanno detto (ma vale al massimo come le dritte di calaghan) che aveva una metastasi scapolare in un cancro polmonare
che ce frega avremo lo stadio (cit.)

Messaggio lunedì 23 luglio 2018, 20:29
Daniel Faraday Avatar utente
Fenomeno

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Che spettacolo Casaleggio e i 5 stronzi
la cosa fantastica è che l Elettore 5 stronzi è quello che per anni ha rotto il cazzo coi complotti, le cospirazioni.. pensa quanto ha rottto le palle sulla P2, licio gelli, ...
e poi questo candido candido dice che magari si può anche fare a meno del Parlamento

Di certo se il Grande Vecchio - doverosamente Illuminato e magari pure un po' Rettiliano - esiste davvero, puntando tutto su Beppe Grillo ha fatto il colpo del secolo
FARE CALCIO.

Messaggio lunedì 23 luglio 2018, 20:31
red5788 Avatar utente
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Io non capisco una cosa, un azienda che va verso il fallimento, se ha 120.000 dipendenti e in questo modo fallisce al 100% non dando più lavoro a nessuno, è "bastarda" se delocalizza e riesce a salvare tutto il patrimonio dando in italia il lavoro a 29.000 persone?
Il problema non è la delocalizzazione, il problema è che in italia fare impresa è difficilissimo rispetto ad altri paesi, per questo molte aziende alzano i tacchi e vanno via.
Un mio amico ha avuto la fortuna di potersi aprire un B&B e su 6500 euro al mese tra cazzi e mazzi di netto gli rimane circa 1.500/2.000 non è normale.

Messaggio lunedì 23 luglio 2018, 20:56
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se per arrivare da 6500 a 1500/2000 sono tasse ok, e' follia

se ci metti, ad es, le spese (affitto, colazioni, pulizia, pubblicita' ecc ecc) bisgona farsi i conti prima, ovvio, e dato che te li sei fatti, ci stai, in quel caso le tasse c'entrano poco

in italia le cose si devono fare meglio, e' ovvio, ma il tuo esempio non mi sembra pertinente (a meno che non sia davvero colpa dello stato se passi da 6500 a 1500/2000)

Messaggio lunedì 23 luglio 2018, 22:06
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red5788 ha scritto:
Io non capisco una cosa, un azienda che va verso il fallimento, se ha 120.000 dipendenti e in questo modo fallisce al 100% non dando più lavoro a nessuno, è "bastarda" se delocalizza e riesce a salvare tutto il patrimonio dando in italia il lavoro a 29.000 persone?
Il problema non è la delocalizzazione, il problema è che in italia fare impresa è difficilissimo rispetto ad altri paesi, per questo molte aziende alzano i tacchi e vanno via.
Un mio amico ha avuto la fortuna di potersi aprire un B&B e su 6500 euro al mese tra cazzi e mazzi di netto gli rimane circa 1.500/2.000 non è normale.
Il problema è che passare da 120.000 a 80.000 vuol dire abbassare il potere di acquisto e abbassandolo poi gridi alla crisi e mandi a casa anche gli 80.000 e comunque tu proprietario poi ti sputtani soldi in coca e mignotte

Messaggio lunedì 23 luglio 2018, 22:33
siamocosì Avatar utente
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red5788 ha scritto:
Io non capisco una cosa, un azienda che va verso il fallimento, se ha 120.000 dipendenti e in questo modo fallisce al 100% non dando più lavoro a nessuno, è "bastarda" se delocalizza e riesce a salvare tutto il patrimonio dando in italia il lavoro a 29.000 persone?
Il problema non è la delocalizzazione, il problema è che in italia fare impresa è difficilissimo rispetto ad altri paesi, per questo molte aziende alzano i tacchi e vanno via.
Un mio amico ha avuto la fortuna di potersi aprire un B&B e su 6500 euro al mese tra cazzi e mazzi di netto gli rimane circa 1.500/2.000 non è normale.

si se ti sei beccato i contributi per continuare a lavorare in italia. comunque che marchionne sia stato un manager capace non ho dubbi. una iena ma capace. ha posto condizioni contrattuali capestro ai lavoratori che non beccano un euro d'aumento da 10 anni mentre lui e gli azionisti incassavano milioni. in uno stato serio gli avrebbero fatto sputare sangue
che ce frega avremo lo stadio (cit.)

Messaggio martedì 24 luglio 2018, 2:23
red5788 Avatar utente
Campione

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faro ha scritto:
se per arrivare da 6500 a 1500/2000 sono tasse ok, e' follia

se ci metti, ad es, le spese (affitto, colazioni, pulizia, pubblicita' ecc ecc) bisgona farsi i conti prima, ovvio, e dato che te li sei fatti, ci stai, in quel caso le tasse c'entrano poco

in italia le cose si devono fare meglio, e' ovvio, ma il tuo esempio non mi sembra pertinente (a meno che non sia davvero colpa dello stato se passi da 6500 a 1500/2000)

ovvio che ci sono affitti e spese varie, però porco cane uno lavora 7 giorni su 7, disponibile 24h al giorno (gl'ho dato una mano pure io ed è successo che ti chiamano a notte fonda che non gli funziona il bagno e devi corre li o arrivi sempre a notte fonda) e alla fine te metti in tasca un ottimo stipendio se vivi con i genitori, ma se vuoi andare via da casa non ti basta.

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