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'Quattro Matrimoni e un Funerale, Calcio, Politica, Cultura Pop e il Regno Unito negli Anni '90'

Scritto da Jack l'irlandese on . Postato in Oltre la Roma

'In un episodio di PEEPSHOW, la divertentissima sit-com di Mitchell and Webb che spopola nel Regno Unito da oltre 7 anni, diventando un vero e proprio fenomeno generazionale, lo scansafatiche JEREMY, un aspirante DJ di musica elettronica buono a nulla e rimasto adolescente sui 30 abbondanti, intrufolatosi nella casa di un accademico dove il suo migliore amico MARK, un operatore finanziario molto 'square' ed il suo esatto opposto, cerca di ingraziarsi il padrone di casa, rimpiange i giorni in cui egli stesso era studente universitario con tono melanconico:

"Four Weddings was in the theatres, Brit-Pop was at its height..." ("Quattro Matrimoni era nei cinema, il Brit-Pop al suo apice...")

In bocca al personaggio di JEREMY la frase risulta abbastanza divertente, la controprova ironica (perche` una prova che il personaggio offre involontariamente, incosciamente) che non e` mai cresciuto. Eppure se tolte dal contesto comico, queste parole non sono da poco conto. L'Inghilterra, il Regno Unito (e in anni recenti soprattutto la Premier) rimane sempre sulle prime pagine dei giornali, continua ad essere meta d'attrazione: basti pensare a quanti 'cervelli' Italiani vi si rifugiano (me compreso anche se dislocato fra Regno Unito - Belfast - e Irlanda), all'impatto dell'ultimo matrimonio reale (ma, scusate il gioco di parole, anche molto virtuale) o a quello della prima visita della Regina nell'Irlanda non piu` soggiogata.

Ma diciamocelo chiaro, l'appeal non e` piu` e non puo` essere quello degli anni '90 quando l'Inghilterra ancora una volta (come negli anni beat dei Sessanta in cui i Fumi di Londra si trasformavano in mod) era tornata prepotentemente al centro dell'immaginario collettivo del mondo occidentale. Non e` piu` cosi`: la recessione degli ultimi 5 anni (dalla quale il Regno Unito e` stato pesantemente investito sull'onda del crollo delle banche USA), il conservatorismo di Tony Blair, che degli anni 90 sembrava essere la piu` perfetta espressione ma che poi si associava con gli aspetti piu` ottusi dell'America Bushense e si mutava in 'Tatcher-col-pisello', sono segnali di un ritorno in sordina, sul sedile del passeggero, nonostante l'Inghilterra continui a produrre fenomeni 'pop' che spopolano ovunque, che fanno rumore producendo poco 'sound' ('Tanto Rumore per Nulla'), quell'entusiasmo degli anni Novanta e` perduto. I lettori piu` giovani, appassionati di tutto cio` che e` contemporaneo e li rappresenta, mi contestera` certe affermazioni, citando una molteplicita` di prodotti pop attualmente confezionati dai britannici, ma la cosa poco mi interessa. Chi ha vissuto, anche parzialmente, cio` che ha rappresentato lo Uk negli anni '90 capira` cosa intendo quando parlo di differenza a livello di entusiasmo.

Eppure... eppure la Premier attuale sembrerebbe dirci il contrario: piu` soldi di quelli che c'erano negli anni Novanta, piu` trofei, piu` appeal internazionale: negli anni Novanta era ancora la nostra Serie A a dominare incontrastata, con le solite big spagnole che non sbiadscono mai e qualche favola germanica (Borussia) o olandese (Ajax). Ma i trofei non sono gli entusiasmi e la Premier - questa la tesi di fondo - non e` piu` il calcio inglese, nel senso di rappresentativita` dello humous culturale, emozionale, politico ma anche calcistico (nel senso di calciatori inglesi o britannici prodotti). Non temete, quindi: non sara` un analisi del film dal quale questo 'pezzo' prende il titolo (che pero` varra` la pena nominare al pari di altri prodotti pop del periodo e che fornisce la struttura per questa cronistoria), ma piuttosto un discorso relativo a tappe rappresentative del calcio inglese negli anni Novanta (soprattutto la seconda meta`) in rapporto al clima culturale del periodo.

L'ascesa di John Major come Primo Ministro nel Novembre del 1990 e` un momento topico nel quale iniziare questo excursus: Major chiude la vera e propria 'era' di Margaret Thartcher (al governo dal '79 al '90 appunto), ben 11 anni 'bui' connotati dalle lotte sociali interne, la guerra nelle Falklands, il nazionalismo esagerato ed una contro-cultura (il Punk) che invece di porsi in maniera dialettica o propositiva, esalta un'estetica della distruzione, dell rumore e dell'annichilimento (un'estetica che contempla l'entusiasmo sapiente dei Clash ma anche la vera e propria imperizia esaltata dal furore mediatico dei Sex Pistols). L'estate precedente l'Inghilterra aveva raggiunto il suo migliore risultato ai mondiali, vittoria casalinga del 1966 esclusa: un quarto posto ad Italia '90 (dopo essere stati puniti dai rivali 'recenti' dell'Argentina con la vendetta di Maradona pel le Faulklands 4 anni prima, stavolta puniti dai rivali 'storici', i Tedeschi) sulle orme delle pazzie di Gascoigne. A guardarla bene, pero`, quella squadra e` stata l'ultima espressione dello Uk della Thatcher, depresso, working class, molto pub sotto casa e molto poco stiloso. Denti storti (se non proprio denti spaccati o mancanti), panzette da birra, teste che si stempiano a vista d'occhio (Platt), una squadra che con gli anni Novanta a venire non ha praticamente nulla a che fare. Basti pensare che il longevo portiere Shilton aveva esordito nel '66 (quindi tecnicamente in tempo per partecipare alla vittoria Mondiale di ben 24 anni prima) ed era ancora a difesa della porta nel '90. Insomma una Nazionale che fece benissimo come appendice dell'era Thatcher ma che non aveva futuro. E il futuro infatti non ci fu: 2 pareggi ed una sconfitta nel girone della fase finale degli Europei '92 in Svezia e addirittura la mancata qualificazione ai mondiali di USA '94!!!

Il passaggio dal vecchio al nuovo, si sa, richiede tempo e batte cassa con alcuni balzi indietro. E cosi` gli anni '90 'very, very British' probabilmente iniziano proprio con quel balzo indietro di USA '94 incastonato come e` tra due rinascite. Nel maggio '94 infatti era uscito Quattro Matrimoni e un Funerale: un film compiacente, carino, forse sopravvalutato ma che cmq rappresenta uno dei risultati migliori della produzione inglese a livello mondiale dal punto di vista commerciale (e quindi in competizione con Hollywood). Hugh Grant, poi noto mignottaro, rappresenta un nuovo 'homo britannicus': non piu` panzetta da birra, non piu` working class, non piu` denti storti. Ci si addentra in una middle class che tangenzialmente si intrufola ad intermittenza con l'aristocrazia e che cmq anche nella vita di tutti i giorni, anche nel casino della giornata da ritardatario e dell'appartamento incasinato, rimane molto 'cool'. Il capello fa tenerezza, anche quando e` spettinato. Non e` un grande risultato artistico, ma inaugura una nuova stagione commerciale (di li` a poco il Regno Unito trasformera` in commedia di successo il realismo sociale dei Ken Loach e Mike Leigh con film quali The Full Monty e Billy Elliott - un po' come il nostro Neorealismo si muto` in Commedia all'Italiana negli anni del Miracolo - rivisitando in chiave ironica proprio l'era Thatcheriana). Il Luglio '94, allo stesso modo, registra un'altra importante pietra di posa: viene distribuito Definetely Maybe degli Oasis, l'album piu` rappresentativo del Brit Pop. Certo, forse non il migliore - nella diatriba Oasis-Blur non mi interessa entrare-, e senz'altro non il primo in assoluto (gli Stone Roses ed i Primal Scream avevano gia` posto le radici), ma senz'altro quello che chiunque conosce. Il piu` antemico insomma: un disco fatto di canzoni che rivisitano i fasti melodici dei Beatles e li uniscono ad una semplicita` propria dell'inno da stadio. Lo prendo ad esempio, dunque, non in quanto prodotto artistico superiore (le inquietudini dei Radiohead, prossime a venire, produrranno musica anni luce piu` evoluta e cerebrale), ma in quanto epitomo del costume. Gli Oasis sono ragazzi di Manchester, una delle citta` working class per eccellenza - eppure molto diversi da quelle che sono nel pre-94 le aspettative che si hanno dalla working class. Proiettano un'immagine del Regno Unito che rivoluziona quella Thatcheriana: non vestono i piumini (orribili ma confortevoli nel clima vritannico) dei grandi magazzini di Primark, Tesco o Sainsburys ma bensi` tornano alle boutique di Soho che avevano prodotto i mod degli anni '60. Degli anni '80 rimangono solo gli stivaletti Dr. Martens e le polo Ben Sherman e Fred Perry, mentre le tensioni skinhead, i bomber, i pantaloni mimetici (vedere This Is England di Shane Meadows, rivisitazione autobiografica dei conflitti tra la natura estetico-culturale del fenomeno skinhead e quelle razziali-nazionaliste, tipiche del periodo Thatcheriano) anche la musica reggae vengono abbandonati. E` un regno unito che veste bene, che canta a squarciagola negli stadi in coro, che cela il proprio essere working class dietro un'esplosione di colori.

La cosa importante pero`, fondamentale per la nascita di questo nuovo 'homo britannicus' dal punto di vista calcistico, e` che dopo la delusione della finale mancata ad Italia '90, il Regno Unito he elaborato il dolore di quel lutto, se ne e` fatta una ragione (non sara` questo il caso piu` avanti in occasione di un altro lutto - almeno questa e` la mia tesi - e la cosa suscitera` tantissime contraddizioni...). E` il principio della rinascita della fenice, della Palingenesi: bisogna spogliarsi delle vecchie vestigia, metterle da parte, per andare avanti e risorgere. L'elaborazione del lutto - quello di Italia '90, non quindi il funerale previsto nel titolo, ma il funerale dell'era precedente - avviene nell'estate 1995 ed avviene proprio con il primo 'matrimonio' calcistico previsto. E si sa, i matrimoni non sono tutti per amore o per convenienza... ci sono anche matrimoni di ripiegamento... quando capisci che la donna che sogni da quando avevi 12 anni o cmq quella che ti ha infranto il cuore, non la avrai mai e ripieghi sulla soluzione che ti lascia abbastanza contento, insomma che ti cheta... e cosi` e` stato per il matrimonio di Paul Gascoigne con i Glasgow Rangers nel '95... 'Gazza' l'uomo simbolo dell'epoca appena trascorsa va in Scozia... insomma dopo il tentativo di esportazione in Italia, il campionato principe che si puo` permettere i Maradona, Van Basten (e di li` a poco i Ronaldo), fallito si torna a casa, ma l'elaborazione del lutto prevede l'esilio... Gazza non torna in Premier, il proscenio principe dello Uk, ma addirittura dislocato nell'appendice scozzese. E` un passaggio simbolico fondamentale: quell'homo britannicus e` il simbolo del funerale dell'era-Thatcher, e` il pianto di Torino e l'elaborazione del lutto significa non riaccoglierlo a casa con gli onori del trionfo, ma riconoscere che e` una brutta copia, che quella generazione ormai deve costituire la 'seconda linea'. Va in Scozia, dove la working class e` ancora sdentata, ha la panza da birra e si identifica in valori nazionalisti (gli 'orange' contro i cattolici).

Fra 1995 e 1996 il nuovo 'homo britannicus', quello degli Oasis, invade anche il mondo del calcio, trova rappresentanti in una nuova generazioni che e` il corrispettivo degli Oasis sul prato da gioco. 'Esplodono' gli Scholes, Giggs, Beckham a Manchester, Liverpool produce i corrispettivi Fowler e Mc Manaman. Dal punto di vista dei trofei, dell'appeal e commerciale, la Premier 'Brit-Pop' di meta` anni Novanta e` senz'altro movimento minore: vi vanno a svernare i giocatori che in Serie A sono passati di moda (Vialli, Gullitt, Zola, Di Matteo, Ravanelli) o quelli che han fallito o sono stati incompresi (da Bergkamp fino ai Viera, Henry). Ma dal punto di vista del calcio come fenomeno sociale, come produzione di un paese, la Premier della seconda meta` degli anni Novanta e` ancora effettivamente, e vibrantemente con lo stesso entusiasmo prodotto dalla musica ed il cinema contemporaneo il Calcio Inglese. La working class resiste nei giocatori di esperienza che ancora sopravvivono (i Tony Adams del caso) ma la nuova generazione li mette in difficolta`, spesso li umilia. I capelli iniziano ad essere tinti, compaiono i primi tatuaggi, improbabili permanenti (Mc Manaman - un clone del folksinger scozzese degli anni Sessanta Donovan, quello che non riusciva ad imitare Dylan - e` quello che va piu` vicino ai capelli di Hugh Grant in Quattro Matrimoni...), insomma i Blur e gli Oasis cavalcano i campi da gioco ed anche la Premier diventa un coro massiccio, un sing-along incredibile che non si spenge mai (visto che si gioca praticamente tutti i giorni per un motivo o l'altro). E il segno dei tempi che cambiano si vede anche in modo piu` tangibile rispetto alle capigliature: se nel 1978 Viv Anderson era stato il primo giocatore di colore ad indossare la maglia dell'Inghilterra, si tratta di un fenomeno limitato. L'era-Thatcher era ancora attraversata dalle tensioni post-imperialiste, dalle tensioni tra skinhead ed indiani, asiatici, africani. Ma nella Premier 'Brit-Pop' Yorke e Cole, coppia d'attacco del Manchester United in assenza di Cantona, diventano veri e propri idoli, gemelli del gol simpatici a molti, 'very very British' anche loro, senza fare troppe distinzioni.

La Premier rimane dunque un'isola secondaria (rispetto alla Serie A) ma e` comunque un'isola felice con le proprie sensazioni. E` cosi` che si compie il secondo matrimonio, un matrimonio 'in famiglia', alla fine della stagione '95-'96: Alan Shearer, il bomber principe della Premier di quegli anni, passa dal Blackburn nel quale aveva collezionato record su record di goals al Newcastle, club della sua citta` d'origine per una cifra mai vista... Un matrimonio costosissimo ma che fa tutti contenti, forse il piu` felice e quello piu` nobile (di vero amore) di quelli elencati. Quella stessa estate pero`, si celebrera` il funerale dell'epoca John Major...

Euro '96... una nazione deve riscattarsi dalla mancata partecipazione a Usa '94... l'ultima volta che l'Inghilterra ha ospitato una manifestazione calcistica internazionale si e` laureata campione del Mondo (1966)... ci si presenta con qualche 'relitto' del sogno Italiano delle notti magiche (Gazza), con qualche 'genuine working class hero' (Adams, Pierce) e con una generazione di fenomeni: il recordman Shearer, Beckham, Mc Manaman, Scholes (piu` il quotatissimo Darren Anderton del Tottenham), i fratelli Neville... una squadra che non ha doppioni ingombranti (il dualismo Gerrard-Lampard che attanaglia la nazionale inglese dall'inizio degli anni 2000), che non ha il fuoriclasse mondiale da cui dipende il 70% di tutto (Rooney), ma che e` completissima, preparata (dal buon Terry Venables) e soprattutto con entusiasmo dilagante che rappresenta appieno i tempi: 1996, Inghilterra al centro del mondo ancora una volta, con gli Oasis ascoltati ovunque nel globo e Hugh Grant che affascina le ragazzine cosi` come le donne adulte, proprio come fu nel '66 con i Beatles e Sean Connery. E` l'Inghilterra piu` bella che io ricordi, a dispetto di una Premier di secondo piano, anni luce avanti alla nazionale Inglese attuale, 'figliastra' dello strapotere Premier ma espressione di un Calcio Inglese modesto ed e` una cavalcata emozionante... gli Italiani, i dominatori designati del continente (la Serie A e` allora un campionato di livello fantascientifico rispetto a tutti gli altri, l'Italia si e` spenta solo ai rigori contro il Brasile nel '94) si fanno l'harakiri da soli, peccano di hubris: Roberto Baggio non c'e`, il turn-over sacchiano vuole che la coppia titolare (Zola-Casiraghi) scaldi la panchina nella seconda partita del girone e poi e` troppo tardi. Noi si esce da terzi dietro alla Germania (unificata) e la Repubblica Ceca (o Cecoslovacchia divisa), le due finaliste. L'Inghilterra cavalca ed il paese si infiamma... poi, il Funerale che si compie contro i Tedeschi (inevitabile 'replay') in semifinale. E non e` un caso che lo celebri il rigore di Gareth Southgate, difensore dell'Aston Villa. Southgate e` un giovane, appartiene alla generazione copertina dei Beckham, ma non gioca nelle squadre di grido. Gioca lontano da centrocampo e attacco dove spopolano i divi del Brit-Pop... gioca in difesa, vicino a Pierce ed Adams, i 'relitti' della working class Thatcheriana. Ne e` contagiato... e` un giovane ma con i denti storti degli anni Ottanta, un ibrido che stona, e` il giovane Brit-Pop che non riesce ad essere bello, spensierato, a rimuovere i tratti della working class dal suo fisico semi-ruvido... ed e` nel suo piede che si compie la disfatta, la fine di un sogno.

Ma come dicevo, il lutto non viene processato... neanche in tempi lunghi come fu per la ferita di Torino, disinfettata solo 5 anni dopo con l'esilio di Gazza a Glasgow. In politica Tony Blair succede a John Major nel 1997 e si promette alla nazione come politico 'Brit-Pop' ma come la storia ci ha insegnato e` stata una carnevalata. Il calcio continua e inizia ad europeizzarsi, vengono celebrati altri due matrimoni d'eccezione entrambi nell'estate 1999. Il primo e` un matrimonio che e` un tradimento, il secondo e`la sintesi di un'era e quindi anche la sua fine.

La vera novita` dell'Europa di quegli anni e` il caso Bosman, la sentenza che permette il libero traffico di giocatori comunitari all'interno dell'Unione (in quanto lavoratori con diritti) e soprattutto il trasferimento da club a club a costo zero a contratto scaduto. Nel 1999 con questa formula Steve Mc Manaman passa al Real Madrid. Dal punto di vista del prestigio il trasferimento di Mc Manaman e` l'opposto di quello di Gazza ai Rangers, si tratta di un trionfo. Un calciatore inglese viene tesserato dal club per tradizione piu` presitgioso al mondo e li` vince ben 2 champions league (2000, 2002). C'e` pero` un altro lato della storia... Mc Manaman, un figlio di Liverpool, se ne va senza portare un soldo nelle casse del club. E` un matrimonio senza il permesso dei genitori, un matrimonio che li lascia interdetti, un abbandono del tetto materno che lascia i fratelli (i tifosi, il popolo Brit-Pop) a cuore infranto. un gesto che non sarebbe mai appartenuto all'Inghilterra 'working class' Thatcheriana, neanche quel 'folle' di Gazza lo avrebbe fatto. Ma il mondo sta cambiando e l'Inghilterra da potenza coloniale diventa punto di partenza per emigrare (come succedeva a tutti da sempre a correnti alternate, tranne che a loro, esiliati in America sul Mayflower e 'carcerati' in Australia esclusi) e capitale colonizzato (gli Abramovich sono all'orizzonte, la moglie del Principe e madre dei principini se la spupazza Mohamed Al Fayed...) e cosi` fa, simbolicamente, un figlio dell'era Brit-Pop.

L'ultimo, quarto, matrimonio non e` un 'matrimonio' calcistico, ma un matrimonio vero e proprio. David Beckham sposa Victoria Adams, detta 'Posh' Spice. Si tratta di una vera e propria sintesi in quanto in questa molto celebrata ed ancor piu` chiacchierata unione si celebra nei fatti la collimanza tra calcio e cultura pop che questo 'pezzo' ha discusso. La Spice Girl sposa il calciatore del Manchester United (poi anche lui seguira` Mc Manaman al Real Madrid, con meno fortuna), il calciatore (gia` molto piu` estetico che determinante sul campo) ha compiuto definitivamente la sua metamorfosi in prodotto culturale, in icona pop, in testimonial per i rasoi, le macchine, le polo... Ci si affaccia nel nuovo millennio.

Il nuovo millennio, nuovi eroi (Gerrard, Lampard) una nuova generazione (Rooney), gli ingombranti resti della precedente (Owen) lo strapotere della Premier. La Premier che vince in Europa, che spesso umilia la Serie A, la Premier che produce piu` ricavi, la Premier che si e` imparata dagli Italiani a chiudere un'occhio (alzano i trofei squadre indebitate per centinaia di milioni di sterline), la Premier che ogni giorno che passa e` sempre meno Calcio Inglese: Capitali Stranieri, Campioni Stranieri, Allenatori Stranieri, Concezione del Calcio Straniera... Una piscina per investitori di ogni dove, un mare magnum su cui sono puntate le telecamere ma che riflette ben poco di quello che e` l'umore, l'entusiasmo (o mancanza dello stesso) del Regno Unito. Perche` potete fare il conto dei trofei, dire quello che vi pare, ma la speranza, la fierezza, la gioventu` irridente che si vedeva negli occhi dei calciatori britannici a cavallo dell'era Major, quando "Four Weddings was in theatres, Brit-Pop was at its height", non li rivedo in nessuno, neanche in giocatori tecnicamente superiori come Rooney o piu` legati alle proprie radici come Gerrard. Negli anni Duemila nessuno ha eslutato indossando la maglia dell'Inghilterra con il sacro furore sfoggiato da Paul Scholes negli Europei del '96. Anche le esultanze di Rooney (tra l'altro con la maglia bianca abbastanza rare) in HD perdono tutto il realismo... La Premier degli anni Novanta era un campionato inferiore, ma vera espressione del Regno Unito. La Premier di oggi ha smesso di essere il Calcio Inglese, tant'e` che i risultati del Calcio Inglese (cioe` della Nazionale) sono imbarazzanti se messi a paragone con quelli della Premier iniettata di stranieri e capitali stranieri. E il tutto e` risultato di un 'lutto' che non e` mai stato assorbito, non e` mai stato compreso... il funerale di Euro '96... il matrimonio 'di ripiego' di Gazza in Scozia, Beckham non lo ha avuto mai... e`andato al Real Madrid a bagnarsi della gloria di Ronaldo e Zidane, finito in America a flirtare con Hollywood (un 'ripiego' sportivamente parlando ma in realta` uno scatto in avanti per il personaggio visto che da calciatore si e` trasformato in show-man), quando la sua posizione iniziava a diventare troppo marginale si e` sempre trovato il sotterfugio per riassorbirlo nel calcio che conta (ovvero prestito al Milan); l'emeregere di Gerrard e Lampard non ha lasciato soluzione di continuita` che decretasse la 'morte' irreversibile della generazione di fenomeni dell'epoca Brit-Pop... soprattutto i successi dei club di Premier hanno continuato ad alimentare il mito di un dominio illimitato o quantomeno la contraddizione di una generazione a cui viene sempre concessa un'altra occasione senza riconoscere che e` morta...

il funerale e` stato decretato nei piedi di Southgate, il matrimonio di Beckham con Posh Spice e` l'illusione di rimanere giovani per sempre, che e` peggio della morte perche` non permette al 'nuovo' di nascere.'

 

Jack l'rlandese

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Squadre di me##a: Speciale Mario Beretta

Scritto da Luke Skywalker on . Postato in Oltre la Roma

Speciale Mario Beretta


beretta


Quello dell’allenatore non è un mestiere per deboli di cuore. Lo sanno bene loro, i professionisti della salvezza, uomini chiamati a tamponare marchiani errori di mercato o a sedare rivolte di spogliatoio in nome del bene comune: la permanenza in Serie A. Questi eroi postmoderni, figli d’una sottocultura italica fondata sul dominio padronale delle società da parte degli azionisti di riferimento, fronteggiano l’abisso della retrocessione come eroi tragici, consci del loro destino e nondimeno certi di riuscire a piegarlo alla loro volontà. Sono pratici, smaliziati, veri uomini di campo pronti a sacrificare sé stessi e gli altri sull’altare del risultato. Non saranno grandi “scienziati” tattici, ma senza di loro questo sport non sarebbe lo stesso. 
Oggi presenteremo all’attento pubblico di “Squadre di m##da” (a proposito, grazie a tutti voi per il successo dello scorso episodio) un illustre rappresentante della categoria di cui sopra: Mario Beretta.
Beretta nasce a Milano nel 1959. Fin da piccolo si appassiona al calcio, arrivando a vestire, neanche ventenne, la prestigiosa maglia della Pro Sesto. Bastano pochi match ad evidenziare un talento cristallino, così limpido da convincer tutti che il ragazzo riuscirà ad infrangere la legge del nomen omen: non di salami o pistole sarà piena la sua vita, ma di palle. Quelle da gioco, s’intende. Lo so, state pensando anche a quelle, sempre ipertrofiche, di chi assiste a una partita delle sue squadre. Ma contro la vostra malvagità io nulla posso se non proseguire la narrazione.
Parlavamo di talento cristallino. E’ proprio grazie ad esso che, salutata la squadra di Sesto San Giovanni, Beretta si accasa alla Rovellasca per un’altra stagione trionfale, rivelatasi poi l’ultima della sua carriera-lampo. La commozione degli appassionati nell’apprendere la notizia dell’addio è grande, tanto che, all’ultima gara, ci sono proprio tutti: zii, cugini, parenti e, a sorpresa, pure i vicini di casa. 
Ma il tempo del rimpianto dura poco. Beretta, fresco di diploma all’I.S.E.F, inizia a dividersi tra l’insegnamento alle scuole superiori e il settore giovanile di diverse squadre lombarde, tra cui Monza e Como. Poi, nel ’94, la svolta. Assume la guida del Corsico, in Serie D, portandolo al secondo posto. Da lì inizia una scalata fulminea e avvincente. L’anno successivo guida la Pro Patria per poi entrare in orbita Preziosi e vedersi affidare prima il Saronno e poi il Como, in C1. Nel 2002, alla sua porta bussa la Ternana. C’è da ricostruire la squadra e renderla competitiva per i piani alti. Il primo anno arriva un’onorevole settima piazza. Il secondo, anche grazie a copiosi investimenti, i rossoverdi volano: alla del fine girone di andata, la squadra è prima insieme all’Atalanta. La leggenda Beretta può finalmente nascere. E così è: già da gennaio, la Ternana crolla e il nostro subisce l’onta dell’esonero. Sarà il primo di una lunga serie.
beretta chievoNel 2004 arriva l’esordio in Serie A sulla panchina del Chievo. I veronesi possono contare su una struttura collaudata (Luciano, D’Anna, Lanna, Cossato, Pellissier), oltre che su prospetti di valore come Amauri, Julio Cesar e Brighi. A corroborare l’insieme c’è poi l’esperienza del “tir” Tiribocchi e di Luca Marchegiani. La salvezza sembra scontata e l’undici di Beretta si mantiene nei piani alti della classifica fino a Natale. Poi, mortifero come lo fu a Terni, giunge il black-out. Dopo la sconfitta interna con la Fiorentina neopromossa, Campedelli sostituisce Beretta con l’ex-difensore Maurizio D’Angelo, che centrerà la salvezza.
L’afosa estate 2005 si tinge di gialloblu per il tecnico milanese, accasatosi sulla prestigiosa panchina del Parma. La squadra non è delle migliori: Corradi e Simplicio risultano gli uomini di maggior caratura in uno scenario post-apocalittico. Solo Beretta può trarre in salvo una compagine simile. E, incredibilmente, ci riesce. Memore delle esperienze precedenti, capisce che il peggio è meglio mostrarlo subito, invece che alla fine. La partenza è infatti stentata, con una marea di sconfitte che fanno già gridare al fallimento. Quando però tutto sembra compiuto e la piazza inferocita chiede a gran voce l’esonero del nostro, l’astuta strategia berettiana inizia a dare i suoi frutti: una serie entusiasmante di risultati utili consecutivi porta i crociati a salvarsi con ben quattro giornate d’anticipo! Non solo. A seguito delle sentenze di calciopoli, il Parma si qualifica per la Coppa UEFA dell’anno successivo. Nonostante ciò, per Beretta si profila un nuovo cambio di panchina. La sua destinazione è Siena, dove cercherà di raddrizzare una situazione più deficitaria del bilancio del Monte Paschi. Ad attenderlo in Toscana c’è un gruppo di calciatori che chiunque vorrebbe allenare: FrickCorvia,BogdaniCodrea e Bertotto per citarne soltanto alcuni. La prima stagione bianconera si chiuderà, inspiegabilmente, con una tranquilla salvezza. L’anno successivo Beretta è meno fortunato. Esonerato dopo poche giornate per far posto a Mandorlini, è richiamato a novembre sulla panchina della Robur per il solito disperato tentativo di rianimazione. La gestione pro-tempore del ravennate ha lasciato in eredità soltanto macerie: 9 punti in 7 gare e ultimo posto. Solo il nostro, amato e rimpianto dallo spogliatoio, sa come mettere insieme i cocci. E questa volta si supera: ancora salvezza, addirittura in anticipo. 
Sembra che la carriera del mister meneghino sia finalmente giunta alla svolta. L’ottimo score messo insieme di recente (3 salvezze in altrettante stagioni) fa presagire un futuro roseo. Ma si sa, il d*o pallone, come tutti i suoi fratelli olimpici, è avvezzo ai sentimenti umani e, tra essi, al peggiore: l’invidia. L’epopea berettiana, egli non può che bollarla col marchio fatale della “ubris”, la tracotanza umana che osa sfidare il Fato. Lo “fthonos theon”, è deciso, si abbatterà sull’empio tecnico. Come novello Ulisse, Beretta sarà scaraventato di porto in porto da tremende tempeste, con i giocatori di turno a fare da proci usurpatori in un tripudio allucinante di disfatte e infruttuose sortite. 
beretta lecceLecce è l’inizio della fine. Chiamato a sostituire Papadopulo, viene esonerato a marzo con i salentini terz’ultimi. Nel novembre 2009, rileva Colantuono sulla panchina del Toro.beretta torino Dopo 5 giornate e soli 4 punti, arriva l’esonero. E’ poi la volta dell’avventura all’estero, nell’Ellade cara a quel d*o che risoluto lo bracca. Il 14 giugno 2010 è a Salonicco per guidare il PAOK e il 22 luglio a Milano. Piccola vacanza in accordo con la società? Tournèe estiva della squadra greca? Manco per sogno: esonero senza alcuna partita ufficiale all’attivo. E’ record del mondo. L’idea di ficcarsi nella tana del lupo non è stata delle più geniali e così il nostro decide finalmente di mettersi sul trespolo, praticando lo sport preferito da tanti tecnici italici: la gufata al collega. La prima vittima del killer instinct di Beretta è Iachini. Lo sostituisce al Brescia, ma dopo sole 7 gare (e 6 punti) la giostra si ferma nuovamente. La gufatio prosegue e il 21 febbraio 2012 a cadere è Daniele Arrigoni.
beretta cesenaBeretta si siede quindi sulla panchina del Cesena, totalizzando 5 miseri punti in 14 partite. E’ Serie B e, chiaramente, esonero. L’ennesimo di una carriera fenomenale. 

Dov’è ora l’Ulisse della Brianza? Forse di nuovo a far compagnia alla civetta di Minerva? Noi cultori del trash riteniamo che un tecnico simile non possa rimanere fuori dal giro del calcio che conta. Lo stile di gioco spregiudicato e frizzante, il modus operandi distruttivo, quasi un inno alla decrescita calcistica (perché rimanere in A con tutto quello che costa?) e la sobria eleganza da cummenda milanese costituiscono patrimonio comune dell’umanità pallonara. E in quanto tale chiediamo sia preservato. O forse no…

Luke Skywalker (@RPaolocci su Twitter)

 

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Squadre di m##da: Catania 1983/84

Scritto da Luke Skywalker on . Postato in Oltre la Roma

catania calcio 1983-84

 

Il campionato 1983/84 vede il trionfo della Juventus. La compagine bianconera riesce ad imporsi su una Roma distratta dal lungo cammino in Coppa dei Campioni, tragicamente conclusosi con la vittoria del Liverpool nella finale casalinga. Ma quell’anno i campi della massima serie non ospitano soltanto Zico, Platini, Cerezo e Boniek. Un manipolo di mestieranti in maglia rossoazzurra riesce infatti a sublimare il mal celato appetito italico per l’orrido e l’assurdo. Ci proponiamo oggi di narrarne le imprese. 

Al presidente Angelo Massimino (foto a lato) i catanesi hanno addirittura intitolato lo stadio. Pare fosse burbero e autoritario, ma molto risoluto nelle decisioni. Di certo, quelle che assunse nell’estate del 1983 non gli valsero la menzione d’onore negli almanacchi. Il Catania neopromosso deve necessariamente rinforzarsi per non sfigurare di fronte ai giganti della Serie A. A Massimino viene la più scontata delle idee: prendere il primo volo per il Brasile e tornare in Sicilia con due fuoriclasse in grado di alzare il tasso tecnico di una squadra a corto di qualità. Anche la mossa più semplice però, può essere efficace se tenuta segreta. Il presidentissimo, da buon stratega, lo sa bene e alla folla rutilante di giornalisti che lo intercetta all’aeroporto dice: “Sto andando in un paese che non vi dico, a comprare due campioni brasiliani”.
Servito il depistaggio alla stampa, Massimino giunge in Sud America pieno di speranza: si aggira tra le favelas, scruta attentamente gli incontri disputati in spiaggia e nei ritagli di tempo informa il tecnico Gianni Di Marzio sugli ultimi sviluppi di mercato. L’attenta operazione di scouting si conclude alla metà di luglio, quando Pedrinho e Luvanor giungono spaesati ai piedi dell’Etna. 


Luvanor Donizete Borges da Parajuba è un duttile centrocampista offensivo dal look stravagante. A Catania sono in molti a sperare che dietro la folta chioma riccioluta si celi l’intelletto sublime del trequartista ispirato, quello in grado di lanciare a rete il compagno in soli due tocchi. Alla prova dei fatti però, la dolce illusione si infrange. Mai così imponente gloria tricologica corrispose a una qualità tecnica tanto ignobile: a fine anno il bottino del carneade brasiliano è impietoso, con 30 presenze impreziosite da 3 assist e 0 reti. Lui però, non si perde d’animo e attacca ferocemente il calcio italiano: «Ero venuto per giocare la palla nella metà campo avversaria e invece mi ritrovo a difendere in quasi tutte le partite», dichiara alla Gazzetta. Proprio così amici, Il melenso difensivismo d’italica fattura ci impedì di ammirare le gesta di cotanto campione! Per nostra fortuna però, i due anni successivi li trascorse a macinare gioco nella scialba e tatticamente scanzonata Serie B anni ’80, guidando la compagine etnea retrocessa in attesa dell’agognato ritorno in patria. In quel torneo meno competitivo, il calcio bailado di Luvanor potè finalmente prender forma, a dimostrazione che la Serie A, col suo tatticismo estremo, l’aveva ingiustamente snobbato: 3 reti e 5 assist in due anni di cadetteria furono la risposta dell’asso di Parajuba alle veementi critiche degli addetti ai lavori. Me cojoni, direbbero a Cambridge! 


Va bene, direte voi, se Luvanor non impressionò, Pedrinho fu sicuramente risolutivo! E avete ragione, per la retrocessione fu determinante! Lo smilzo terzino sinistro prelevato dal Vasco Da Gama fu presentato dal presidente Massimino con parole prudenti e misurate, quasi a non volerlo caricare di eccessive responsabilità. “E’ l’erede di Falcao”, dichiarò infatti il presidentissimo in conferenza stampa. Sorvolando sulla corbelleria tecnica (Falcao era un centrocampista), non si può certo dire che Massimino avesse torto: sfido chiunque a dire che la capigliatura di Pedro Luis Vicencote non assomigliasse in modo imbarazzante a quella del romanista. E con l’asso del Mundial ’82 Pedrinho aveva un altro punto in comune: la passione per il denaro. A fine carriera divenne procuratore, portando in Italia, tra gli altri, Edmundo e Luciano.
Come avrete ormai compreso, il filo conduttore di questa sporca storia è di carattere eminentemente tricologico. Dai riccioli di Luvanor alla capigliatura “Falcao wanna be” di Pedrinho il passo è stato breve, come breve fu il lasso di tempo in cui tifosi rossoazzurri si strapparono i capelli dopo aver visto all’opera la loro squadra per la prima volta. E dire che lo scialbo 0-0 casalingo contro il Torino dell’11 settembre non fu nemmeno la prestazione peggiore della squadra di Di Marzio! Già alla seconda, Zico stende gli etnei con una doppietta nel 3-1 finale dell’Udinese. La retroguardia guidata da un giovanissimo Claudio Ranieri inizia a mostrare segni di difficoltà, mentre a centrocampo MastalliMorra e Torrisi formano un terzetto formidabile nel perder palla sulla trequarti e propiziare il mortifero contropiede avversario. Non va meglio l’attacco, con CantaruttiCarnevale e Crialesi capaci di battere ogni record di stitichezza realizzativa, rimanendo a digiuno per ben 7 turni tra il 23 ottobre e l’11 dicembre del 1983. E, no, in quel Catania, centrocampisti e difensori non segnavano. Questo significa 5 sconfitte e 2 pareggi (0-0) in più di un mese e mezzo. Memorabili, in quel periodo di grazia, il 3-0 subito da una Lazio non certo irresistibile e il 5-0 rimediato a Firenze. Il campionato del Catania si avvia ben presto verso l’inevitabile discesa in serie cadetta, non senza regalare ulteriori emozioni ai tifosi. Quelli avversari, si intende. All’ultima giornata infatti, assistiamo all’incredibile 6-0 di un Inter famelica, capace di annichilire i rossoazzurri senza troppi complimenti. Hansi Muller (doppietta) e Altobelli (quaterna!) firmano uno score a dir poco incredibile per gli standard italiani dell’epoca, con match che non regalavano mai più di 2 o 3 gol. 
Termina qui la triste storia di una compagine allucinante, capace di segnalarsi più per le eccentriche acconciature dei suoi componenti che per l’effettivo valore tecnico. Ma noi, lo sappiamo, siamo contenti così.

 

Informazioni su wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/Calcio_Catania_1983-1984 

 

Classifica Serie A 1983/84

http://it.wikipedia.org/wiki/Serie_A_1983-1984

 classifica 83-84

Luke Skywalker

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Squadre di meXXX - Lecce 1993/94

Scritto da Luke Skywalker on . Postato in Oltre la Roma

Stagione 1993/94: il Milan centra uno storico double aggiudicandosi la Serie A e la Coppa dei Campioni, la Samp rialza la testa grazie a un redivivo Gullit, mentre a Foggia scorrono i titoli di coda sulla spumeggiante epopea zemaniana. A noi cultori del trash calcistico però, tutto questo non interessa. Abbiamo occhi solo per un Lecce leggendario, capace di polverizzare ogni record (negativo): 11 punti, 26 sconfitte, 28 gol fatti (peggiore attacco) e 72 subiti (peggior difesa). E’ ultimo posto e, inevitabilmente, Serie B. Quegli eroi vestiti di giallorosso, però, non possono che guadagnarsi una piazza d’onore nel nostro cuore. Schiacciati dal peso di un campionato impossibile, strapazzati dai campioni che all’epoca affollavano il torneo, hanno tentato di lottare fino all’ultimo, consegnando alla memoria collettiva perle di assoluto valore comico. E visto che a scrivere la storia sono i vincitori, mentre, degli sconfitti, perfino il nome si perde nell’oblio, toccherà a noi ricordarne gesta e imprese. 
Iniziamo dalla guida tecnica: il sommo artefice di questo capolavoro sportivo è Nedone Sonetti,il quale approda nel Salento voglioso di riscatto dopo l’infelice esperienza al Bologna.

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Le parole d’ordine, al solito, sono “attacco incessante” e “manovra di schiacciamento”. Sì, quelle degli avversari. L’allenatore toscano erige un poderoso fortino a protezione della porta di Giuseppe GattaRosario Biondo,Pasquale PadalinoGiampaolo Ceramicola e Stefano Trinchera sono gli uomini scelti dal maestro per riconquistare palla e rilanciare immediatamente l’azione (?). In un centrocampo votato al pressing asfissiante, troviamo il carneade brasiliano Gerson, vincitore della prestigiosa Coppa Mitropa col Bari, da cui arriva in prestito nella sessione estiva. L’estro del metronomo scuola Palmeiras è esaltato e completato dalla sostanza del veterano Egidio Notaristefano, oltre che da RussoGazzani e Melchiori. Insomma, un centrocampo coi controcazzi, direbbero ad Oxford. Come se non bastasse, a disposizione c’è il diciottenne André Gumprecht, giovane promessa teutonica strappata al Bayer Leverkusen. Per lui si prepara un grande futuro, a sciorinare prodezze tra Singapore e la A-League australiana. Ma è il reparto avanzato a regalarci le emozioni migliori. Accanto al mestierante Baldieri (ex-romanista e capocannoniere stagionale con ben 7 reti) troviamo infatti il ghanese Kwame Ayew, zio del ben più noto Andrè. Kwame arriva dall’Al-Ahly affamato di gol e a fine stagione si gode un bottino di tutto rispetto: 3 centri in 18 presenze! La vera punta di diamante della banda Sonetti è peròLuis Carlos Toffoli, detto Gaùcho. Il brasiliano di Porto Alegre giunge al Via del Mare dal Flamengo, circondato da un’aura di leggenda. Di lui si dice che abbia segnato più di 400 gol in carriera e il popolo leccese ritiene sia l’uomo giusto per conquistare una tranquilla salvezza. Dall’archivio di Repubblica, un esempio di come Toffoli venne presentato dalla stampa:

GAUCHO FIRMA PER IL LECCE 
MONTEPULCIANO - Dopo Gerson il Lecce ha tesserato un altro brasiliano. E' il centravanti Luis Carlos Toffoli di 29 anni, già del Flamengo.

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In Brasile ha realizzato 400 reti nei campionati nazionali, è conosciuto col nome di Gaucho. Nella media gol che è di 0,63 lo precede solo Zico con la media dello 0,69. Il contratto avrà valore di un anno, con un' opzione per il prossimo. Gaucho ha già giocato domenica nell' amichevole contro l' Empoli: Sonetti lo utilizzerà stasera a Chianciano

Insomma, in un mondo ancora senza internet, solo Zico era riuscito a far meglio del Gaùcho: i tifosi ne sono convinti e affollano lo stadio per la prima di campionato. Di fronte c’è il blasonato Milan di Capello. I complessi meccanismi tattici di Sonetti, però, non sono ancora ben oliati e il diavolo torna a casa con i 3 punti in tasca grazie alla rete di Boban. Dopo la sconfitta esterna a Parma, alla terza i giallorossi sono già al bivio della stagione: c’è il derby con il temuto Foggia di Zeman. E’ l’8 settembre 1993, giornata destinata a rimanere nella storia.Toffoli, fermato da problemi fisici in avvio di campionato, è al debutto e, comoda, gli si presenta subito l’occasione per entrare nel cuore dei tifosi. Sullo 0-0, Terraneo tocca di mano in area e l’arbitro Chiesa concede il penalty: il brasiliano si avvicina sornione al dischetto e, senza un minimo di rincorsa, scaglia un debolissimo e centralissimo tiro tra le braccia del compianto Francesco Mancini. Il portiere dei satanelli, che già aveva fatto un passo verso destra, ha addirittura il tempo di ritornare in posizione e bloccare senza angosce la mozzarella del Gaùcho. La folla è inferocita e il prosieguo della partita non contribuisce a calmare gli animi. Di lì a poco Brescianiconclude la più classica delle azioni zemaniane con un preciso diagonale che beffa Gatta. L’espulsione di capitan Ceramicola e il gol dell’olandese Roy a tempo scaduto completano il quadro di una domenica da dimenticare per i salentini. L’ambizioso progetto tattico di Sonetti sembra essersi arenato e per il tecnico toscano inizia il calvario. A ottobre il contratto di Toffoli viene risolto, una beffa per chi aveva creduto nelle sue immense potenzialità. Finisce così, magna cum infamia, l’avventura tricolore dell’uomo dai 400 gol. Di lui ricorderemo la sovrumana dedizione alla causa e la tecnica sopraffina, doti che gli permisero, tirando il rigore che valeva la stagione, di disegnare una traiettoria parabolica senza precedenti: lenta, così lenta che tra la partenza e il comodo arrivo del pallone tra i guanti di Mancini c’è tempo per recitare Iliade, Odissea e, a esser rapidi, due-tre canti dell’Eneide. Neanche “er moviola” Andrade poté tanto, dall’alto dei sui bradipici movimenti. Ancora oggi, nel cyberspazio, è possibile rinvenire gli affezionati commenti dei tifosi leccesi a quell’eroico gesto. Sotto al video di Youtube che lo documenta, campeggia la composta e comprensiva chiosa di un certo sifone76: “TOFFOLI se mai leggi stu messaggiu LI MUERTI TOI”. Certi che il Gaùcho abbia avuto modo di visionare cotanto attestato di stima, proseguiamo nella narrazione di quella stagione sciagurata.

http://www.youtube.com/watch?v=NFP-qUVpBi4&feature=player_embedded

luis carlos toffoli

Quando tutto sembra perduto, Sonetti riesce a ottenere due risultati importanti: alla sesta ferma la Juventus sullo 0-0 mentre alla decima i suoi si impongono sull’Atalanta con un roboante 5-1. La diritta via sembra finalmente ritrovata. Sembra, appunto. Il 7 novembre la compagine salentina vola a Cremona per il più classico degli scontri salvezza. I 5 gol rifilati ai nerazzurri bergamaschi la domenica precedente fanno ben sperare. Infatti, a pochi minuti dall’inizio, Russoinfila il portiere avversario su cross di Baldieri. E’ la svolta. Sì, per la Cremonese. I giallorossi non fanno in tempo a festeggiare, cheBiondo stende Dezotti in area: rigore. Gatta intuisce la traiettoria, respinge il tiro del centravanti argentino ma non blocca, consentendogli una fatale ribattuta: è 1-1. Nel secondo tempo, a soli nove minuti dalla fine, i soliti pasticci della retroguardia sonettiana permettono a Tentoni di segnare un 2-1 che sa di beffa. Pochi giorni dopo l’ennesima sconfitta, il presidente Jurlano esonera Sonetti, sostituendolo con Rino Marchesi. Nella seconda parte della stagione super-Nedo sarà chiamato al capezzale di un Monza ultimo in Serie B. Anche qui emergeranno le sue proverbiali capacità taumaturgiche, con una bella retrocessione in C1 a impreziosire un palmares leggendario. Ma torniamo a Lecce, dove nemmeno Marchesi riesce a trovare la quadratura del cerchio. A fine stagione l’ineluttabile destino si compie e la serie cadetta è realtà. Traumatici saranno i postumi di tale sfacelo. Il presidente Jurlano venderà la società, mentre Marchesi deciderà di dire basta con la panchina. Come se non bastasse, l’anno successivo Sonetti tornerà in A per guidare il Torino: le disgrazie non vengono mai sole.

Classifica Serie A 93/94

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