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Squadre di me##a: Speciale Mario Beretta

Scritto da Luke Skywalker on . Postato in Oltre la Roma

Speciale Mario Beretta


beretta


Quello dell’allenatore non è un mestiere per deboli di cuore. Lo sanno bene loro, i professionisti della salvezza, uomini chiamati a tamponare marchiani errori di mercato o a sedare rivolte di spogliatoio in nome del bene comune: la permanenza in Serie A. Questi eroi postmoderni, figli d’una sottocultura italica fondata sul dominio padronale delle società da parte degli azionisti di riferimento, fronteggiano l’abisso della retrocessione come eroi tragici, consci del loro destino e nondimeno certi di riuscire a piegarlo alla loro volontà. Sono pratici, smaliziati, veri uomini di campo pronti a sacrificare sé stessi e gli altri sull’altare del risultato. Non saranno grandi “scienziati” tattici, ma senza di loro questo sport non sarebbe lo stesso. 
Oggi presenteremo all’attento pubblico di “Squadre di m##da” (a proposito, grazie a tutti voi per il successo dello scorso episodio) un illustre rappresentante della categoria di cui sopra: Mario Beretta.
Beretta nasce a Milano nel 1959. Fin da piccolo si appassiona al calcio, arrivando a vestire, neanche ventenne, la prestigiosa maglia della Pro Sesto. Bastano pochi match ad evidenziare un talento cristallino, così limpido da convincer tutti che il ragazzo riuscirà ad infrangere la legge del nomen omen: non di salami o pistole sarà piena la sua vita, ma di palle. Quelle da gioco, s’intende. Lo so, state pensando anche a quelle, sempre ipertrofiche, di chi assiste a una partita delle sue squadre. Ma contro la vostra malvagità io nulla posso se non proseguire la narrazione.
Parlavamo di talento cristallino. E’ proprio grazie ad esso che, salutata la squadra di Sesto San Giovanni, Beretta si accasa alla Rovellasca per un’altra stagione trionfale, rivelatasi poi l’ultima della sua carriera-lampo. La commozione degli appassionati nell’apprendere la notizia dell’addio è grande, tanto che, all’ultima gara, ci sono proprio tutti: zii, cugini, parenti e, a sorpresa, pure i vicini di casa. 
Ma il tempo del rimpianto dura poco. Beretta, fresco di diploma all’I.S.E.F, inizia a dividersi tra l’insegnamento alle scuole superiori e il settore giovanile di diverse squadre lombarde, tra cui Monza e Como. Poi, nel ’94, la svolta. Assume la guida del Corsico, in Serie D, portandolo al secondo posto. Da lì inizia una scalata fulminea e avvincente. L’anno successivo guida la Pro Patria per poi entrare in orbita Preziosi e vedersi affidare prima il Saronno e poi il Como, in C1. Nel 2002, alla sua porta bussa la Ternana. C’è da ricostruire la squadra e renderla competitiva per i piani alti. Il primo anno arriva un’onorevole settima piazza. Il secondo, anche grazie a copiosi investimenti, i rossoverdi volano: alla del fine girone di andata, la squadra è prima insieme all’Atalanta. La leggenda Beretta può finalmente nascere. E così è: già da gennaio, la Ternana crolla e il nostro subisce l’onta dell’esonero. Sarà il primo di una lunga serie.
beretta chievoNel 2004 arriva l’esordio in Serie A sulla panchina del Chievo. I veronesi possono contare su una struttura collaudata (Luciano, D’Anna, Lanna, Cossato, Pellissier), oltre che su prospetti di valore come Amauri, Julio Cesar e Brighi. A corroborare l’insieme c’è poi l’esperienza del “tir” Tiribocchi e di Luca Marchegiani. La salvezza sembra scontata e l’undici di Beretta si mantiene nei piani alti della classifica fino a Natale. Poi, mortifero come lo fu a Terni, giunge il black-out. Dopo la sconfitta interna con la Fiorentina neopromossa, Campedelli sostituisce Beretta con l’ex-difensore Maurizio D’Angelo, che centrerà la salvezza.
L’afosa estate 2005 si tinge di gialloblu per il tecnico milanese, accasatosi sulla prestigiosa panchina del Parma. La squadra non è delle migliori: Corradi e Simplicio risultano gli uomini di maggior caratura in uno scenario post-apocalittico. Solo Beretta può trarre in salvo una compagine simile. E, incredibilmente, ci riesce. Memore delle esperienze precedenti, capisce che il peggio è meglio mostrarlo subito, invece che alla fine. La partenza è infatti stentata, con una marea di sconfitte che fanno già gridare al fallimento. Quando però tutto sembra compiuto e la piazza inferocita chiede a gran voce l’esonero del nostro, l’astuta strategia berettiana inizia a dare i suoi frutti: una serie entusiasmante di risultati utili consecutivi porta i crociati a salvarsi con ben quattro giornate d’anticipo! Non solo. A seguito delle sentenze di calciopoli, il Parma si qualifica per la Coppa UEFA dell’anno successivo. Nonostante ciò, per Beretta si profila un nuovo cambio di panchina. La sua destinazione è Siena, dove cercherà di raddrizzare una situazione più deficitaria del bilancio del Monte Paschi. Ad attenderlo in Toscana c’è un gruppo di calciatori che chiunque vorrebbe allenare: FrickCorvia,BogdaniCodrea e Bertotto per citarne soltanto alcuni. La prima stagione bianconera si chiuderà, inspiegabilmente, con una tranquilla salvezza. L’anno successivo Beretta è meno fortunato. Esonerato dopo poche giornate per far posto a Mandorlini, è richiamato a novembre sulla panchina della Robur per il solito disperato tentativo di rianimazione. La gestione pro-tempore del ravennate ha lasciato in eredità soltanto macerie: 9 punti in 7 gare e ultimo posto. Solo il nostro, amato e rimpianto dallo spogliatoio, sa come mettere insieme i cocci. E questa volta si supera: ancora salvezza, addirittura in anticipo. 
Sembra che la carriera del mister meneghino sia finalmente giunta alla svolta. L’ottimo score messo insieme di recente (3 salvezze in altrettante stagioni) fa presagire un futuro roseo. Ma si sa, il d*o pallone, come tutti i suoi fratelli olimpici, è avvezzo ai sentimenti umani e, tra essi, al peggiore: l’invidia. L’epopea berettiana, egli non può che bollarla col marchio fatale della “ubris”, la tracotanza umana che osa sfidare il Fato. Lo “fthonos theon”, è deciso, si abbatterà sull’empio tecnico. Come novello Ulisse, Beretta sarà scaraventato di porto in porto da tremende tempeste, con i giocatori di turno a fare da proci usurpatori in un tripudio allucinante di disfatte e infruttuose sortite. 
beretta lecceLecce è l’inizio della fine. Chiamato a sostituire Papadopulo, viene esonerato a marzo con i salentini terz’ultimi. Nel novembre 2009, rileva Colantuono sulla panchina del Toro.beretta torino Dopo 5 giornate e soli 4 punti, arriva l’esonero. E’ poi la volta dell’avventura all’estero, nell’Ellade cara a quel d*o che risoluto lo bracca. Il 14 giugno 2010 è a Salonicco per guidare il PAOK e il 22 luglio a Milano. Piccola vacanza in accordo con la società? Tournèe estiva della squadra greca? Manco per sogno: esonero senza alcuna partita ufficiale all’attivo. E’ record del mondo. L’idea di ficcarsi nella tana del lupo non è stata delle più geniali e così il nostro decide finalmente di mettersi sul trespolo, praticando lo sport preferito da tanti tecnici italici: la gufata al collega. La prima vittima del killer instinct di Beretta è Iachini. Lo sostituisce al Brescia, ma dopo sole 7 gare (e 6 punti) la giostra si ferma nuovamente. La gufatio prosegue e il 21 febbraio 2012 a cadere è Daniele Arrigoni.
beretta cesenaBeretta si siede quindi sulla panchina del Cesena, totalizzando 5 miseri punti in 14 partite. E’ Serie B e, chiaramente, esonero. L’ennesimo di una carriera fenomenale. 

Dov’è ora l’Ulisse della Brianza? Forse di nuovo a far compagnia alla civetta di Minerva? Noi cultori del trash riteniamo che un tecnico simile non possa rimanere fuori dal giro del calcio che conta. Lo stile di gioco spregiudicato e frizzante, il modus operandi distruttivo, quasi un inno alla decrescita calcistica (perché rimanere in A con tutto quello che costa?) e la sobria eleganza da cummenda milanese costituiscono patrimonio comune dell’umanità pallonara. E in quanto tale chiediamo sia preservato. O forse no…

Luke Skywalker (@RPaolocci su Twitter)

 

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