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E' ancora tempo di Guerre Stellari

Scritto da johmilton on . Postato in Cinema e serie tv

Trentacinque anni! Tanto è passato dalle uscite nelle sale de "La Trilogia". Era il maggio del 1977 quando nonostante i fischi dell'esordio George Lucas, cambiò non solo il modo di concepire la fantascienza ad Hollywood, ma anche la storia del cinema.

Negli anni che precedettero l'uscita di Star Wars, complice la Guerra Fredda e il Vietnam, la fantascienza cinematografica era decisamente cupa, pessimistica, prefigurava un futuro "orwelliano" quasi apocalittico di morte, distruzione e decadimento morale, i "sequel" venivano girati rarissimamente e in casi ancor più rari erano migliorativi dell'opera originale (viene in mente Il Padrino parte II di Francis Ford Coppola).

Lucas, in un colpo solo, cambiò il modo di intendere la fantascienza nella cinematografia, da tendenza "adulta" a prodotto mainstream per famiglie (introducendo un leit-motiv tipico dei romanzi cappa e spada), e creò le "properties" (per usare un termine tecnico) o "saghe" (per essere più prosaici) come le intendiamo oggi, riuscendo con "L'impero colpisce ancora", a migliorare il prodotto originale. A dimostrazione di ciò anche il budget che Lucas mise a disposizione de "l'episodio V". A differenza degli altri sequel girati fino a quel punto, spesso deludenti dal punto di vista estetico, raffazzonati nelle sceneggiature e con cast improvvisati, Lucas moltiplicò gli investimenti, ponendosi come pioniere di quel modo di fare cinema che oggi è (anche troppo) usuale in quel di Hollywood, ben oltre il genere "fumettistico" e fantascientifico.
 
Forse neanche nei suoi sogni migliori, George Lucas avrebbe immaginato di creare un universo parallelo, in grado di sfondare in praticamente tutti i settori dell'entertainment (e non solo se pensiamo a quante battute della saga sono entrate nel nostro frasario quotidiano). Un fenomeno culturale di massa che sopravvive al tempo, indipendentemente dalle critiche dei puristi alla seconda trilogia.

E così dopo i sei film, il merchandising, le linee di abbigliamento firmate, i videogame, le serie animate, i fumetti, i romanzi, i giochi di ruolo, etc. ispirati dall'opera di Lucas e dalle due trilogie cinematografiche, apprendiamo che Lucas Film è stata acquisita da The Walt Disney Company (come Marvel e Pixar in precedenza) per circa quattro miliardi di dollari e sono molti i progetti di cui si parla per il futuro: già annunciata ufficialmente una nuova trilogia a partire dal 2015, si fanno sempre più insistenti (dopo essersi rincorse per anni) le voci di una serie tv "live action".
Ciò di cui, ad oggi, possiamo dirci sicuri è che la fine del "franchise" Star Wars è assolutamente "lontana, lontana"...
 
Alla prossima,

ciro - il_noumeno
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La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca

Scritto da johmilton on . Postato in Cinema e serie tv

Bentrovati, queste parole avrebbero dovuto precedere gli articoli della rubrica "cinema e serie tv" che sono stati pubblicati nei giorni scorsi e che portano la mia firma. 
Sono un grande appassionato di questi temi ai quali, per mia grande fortuna, mi approccio da più di due lustri per motivi professionali.
Ho iniziato lavorando come sceneggiatore (cinema e teatro) per poi cambiare completamente e diventare responsabile (a 31 anni, oggi ne ho 34) degli acquisti per una piattaforma televisiva ondemand. Nel mezzo esperienze a vari livelli in Italia e all'estero in alcune aziende leader dell'entertainment (tra cui Walt Disney Company e Time Warner).

Confesso che durante l'adolescenza la mia personalissima considerazione dei prodotti seriali televisivi era scarsissima, ma grazie ai master negli Stati Uniti (ai quali ci tengo a specificare ho avuto accesso tramite borse di studio) e al lavoro è cresciuta esponenzialmente col tempo. 

Oggi sono convinto che se prendiamo in esame tutti i prodotti di Hollywood la qualità media delle serie, in proporzione, è maggiore di quella del cinema mainstream. Gli Studios investono tantissimi soldi in sequel, newquel, prequel, reboot, lasciando pochissimo spazio alle sceneggiature originali (anche se va dato atto alle major di aver iniziato, negli ultimi anni, ad investire anche nelle divisioni "indie", basti pensare alla Fox Searchlight, a Paramount Vintage, etc), così molti degli autori di maggior talento si sono dati alla tv, grazie anche al coraggio di network come HBO (di cui potete leggere la storia in questa rubrica), Showtime e, più tardi, AMC.

In queste pagine potrete leggere recensioni e anteprime, non solo sui prodotti hollywoodiani, ma anche su quelli europei, mediorentiali, asiatici, etc, sulle pellicole, e non solo, presentate ai festival principali (Cannes, Venezia, Sundance, Tribeca, Toronto, etc) e a tutti gli altri eventi internazionali (AFM, L.A Screenings, Natpe, Mipcom, MipTv, etc) ai quali ho la fortuna di partecipare da addetto ai lavori da parecchio tempo ormai. 

Spero di non avervi annoiato troppo e, più importante, di non farlo con i miei "articoli".

A presto,

ciro

 

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Anteprima The Following - Serie TV - (2013)

Scritto da il_noumeno on . Postato in Cinema e serie tv

The Following

Agli ultimi Los Angeles Screenings (la kermesse primaverile durante la quale le major e i principali network presentano ai buyer di tutto il mondo le nuove produzioni seriali) uno dei pilot ad aver carpito maggiormente l'attenzione, non solo del sottoscritto, ma di molti altri operatori del settore, è stato certamente The Following.

Il nuovo "thriller-drama" mid-season, prodotto da Outerbanks Entertainment e Warner Bros, debutterà sugli schermi americani il prossimo 21 gennaio sull'emittente Fox.
Kevin Williamson (The Vampire Diaries, Dawson's Creek, Scream) executive producer e autore, ha definito lo show: "la serie più adrenalinica dai tempi di 24, un'elettrizzante e angosciosa corsa contro il tempo".
La trama è abbastanza banale, ma non si può dire lo stesso del suo sviluppo: Ryan Hardy, interpretato dalla star hollywoodiana Kevin Bacon, è un ex agente dell'FBI con un debole per la vodka, costretto a tornare a far parte del "Bureau" quando Joe Carrol (James Purefoy) il serial killer arrestato nove anni prima, riesce ad evadere di prigione, ed individua nella sua ex moglie e nell'unica donna sopravvissuta alla sua furia omicida, le vittime dalle quali poter riprendere il lavoro bruscamente interrotto con la sua cattura. Hardy tornerà quindi al suo lavoro di profiler dell'FBI, guidando una task force composta dagli agenti Debra Parker (Annie Parisse, già vista in The Pacific e nell'ultimo reboot di Spiderman) e Mike Weston (Shawn Ashmore). Nel frattempo il diabolico Carrol cercherà, anche attraverso i social network, di creare una rete nazionale di serial killer pronti a seminare il panico nelle metropoli (e non solo) statunitensi.

La regia del pilot è stata affidata a Marcos Siega, noto regista di video musicali di band indie, punk, hardcore e metal (Weezer, 311, System of a down, P.O.D, Corrosion of Conformity, etc) e di diversi episodi di varie serie tv di successo (Dexter, Cold Case, True Blood) con un ottimo risultato finale.
La prima stagione (soprattutto a causa degli impegni di Bacon) consta di appena sette episodi, ma sembra che la Fox abbia già ordinato una seconda stagione dopo le reazioni di critica e pubblico ottenute in seguito alla proiezione del pilot al Comic-on di San Diego.

Forti dell'accordo di reciproca esclusiva stipulato nel 2009 tra Mediaset e Warner Bros, la serie arriverà in Italia sui canali Mediaset Premium, con ogni probabilità agli inizi della prossima primavera.

il_noumeno

 

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La storia della Home Box Office

Scritto da il_noumeno on . Postato in Cinema e serie tv

La storia della Home Box Office

Era l'inverno del 1965 quando Charles Dolan, una specie di (tele)visionario, mise a punto lo "Sterling Manhattan Cable". I grattacieli di New York erano un vero inferno per quanto riguarda la propagazione del segnale televisivo, e così il nostro eroe decise di risolvere tutti i problemi progettando un complesso ed ingegnoso sistema di cavi "underground".
Solo pochi mesi dopo, Time-Life Inc. decise di acquistare il 20% della società di Charles Dolan che decise di utilizzare il denaro per lanciare "The Green Channel"; solo qualche anno più tardi (era il 1972) il "Canale Verde" divenne "Home Box Office": HBO, appunto. Dolan fece le cose in grande e decise di puntare su due grandissime star hollywoodiane per il lancio del canale: Sometimes a great notion (Sfida senza paura) con Paul Newman e Henry Fonda fu il primo film ad essere trasmesso sul neonato network televisivo.

Subito dopo il canale newyorkese trasmise il primo evento live della sua storia, ponendo le basi per quello che a breve sarebbe stato il marchio di fabbrica del canale: una partita della NHL in diretta dallo storico Madison Square Garden tra i NY Rangers e i Vancouver Canucks.

Ciò nonostante, la Subscriber Base di HBO, inizialmente, rimase modesta. Solo ventimila abbonati in tutta Manhattan. Ciò portò ad una crisi della azienda che ebbe come esito un riassetto organizzativo e non solo: Time Life di fatto divenne la controllante della Sterling, le cambiò il nome in Manhattan Cable Tv e ottenne, conseguentemente, il controllo di HBO. Gerald Levin sostituì Dolan come Presidente e CEO del network.
Fu allora che HBO mise in piedi uno dei sistemi di fidelizzazione più utilizzato dalle paytv di tutto il mondo ancora oggi. Sostanzialmente Levin creò un sistema di promozioni per il quale HBO veniva trasmessa gratuitamente per un periodo di tempo limitato, per poi criptare il segnale, dando vita così ad un numero sempre crescente di richieste di sottoscrizione degli abbonamenti al canale.
Alla fine del 1975 la svolta tecnologica. Grazie al satellite RCA Satcom, la diffusione della tv via cavo (grazie anche alla lungimiranza del management di HBO) raggiunse picchi straordinari e non previsti.
HBO divenne il primo canale a trasmettere contenuti attraverso il segnale satellitare con il leggendario "Thrilla in Manila", l'incontro di pugilato tra Alì e Frazier del 30 settembre 1975 (HBO divenne poi la tv del pugilato per antonomasia negli anni successivi). Fu allora che il gruppo di Ted Turner con WTCG-TV (poi WTBS) e la Christian Broadcasting Network (oggi Abc Family del gruppo Disney) seguirono il disegno di Levin, ponendo le basi dell'attuale offerta televisiva premium a livello mondiale.

Il primo agosto del 1980, il management di HBO, in risposta al successo di The Movie Channel, lanciò Cinemax, una rete che presentava un palinsesto più vario di quello che si potesse pensare: oltre ai film, furono trasmesse alcune serie originali (Max Headroom certamente fu la più famosa) e speciali musicali; ma ciò che fece diventare celebre Cinemax fu la messa in onda, in terza serata, di programmi adult softcore che contribuirono ad una crescita esponenziale della base abbonati.

Nel 1981 HBO cominciò a trasmettere per tutte le ventiquattro ore (precedentemente il palinsesto iniziava alle 15,00 per concludersi alle 24,00) così come la sorella minore Cinemax e le neonate Showtime e The Movie Channel che seguirono questa linea editoriale fin dalla loro comparsa nel panorama televisivo americano. Nel 1983 una nuova novità assoluta. L'HBO produsse e mandò in onda il primo film realizzato unicamente per il network: The Terry Fox Story con Eric Fryer e Robert Duvall, dando vita ad una tradizione ormai trentennale. Nello stesso anno HBO cominciò anche a produrre show per ragazzi e lo fece fino al 2001, quando vide la luce HBO Family.

Pur avendo coniugato ad una grande tradizione editoriale una maniacale attenzione per lo sviluppo tecnologico, nel 1986, durante la première del film Il gioco del Falco, il canale subì l'intrusione di un hacker ante-litteram che si inserì sul segnale del network e trasmise il suo personalissimo show: "Captain Midnight". Successivamente John R.McDougall (l'autore della "intrusione") venne perseguito dalla Commissione Federale per le Comunicazioni.

Nel 1987 venne lanciato l'HBO Festival, il cui concept di canale prevedeva film classici e d'autore, documentari prodotti dalla HBO e monografie. Nonostante un discreto successo a causa di alcuni problemi tecnologici e di banda, il canale venne "spento" nel 1988. Il 1988 fu anche l'anno di una significativa crescita in termini di utenza a causa dello sciopero della Writers Guild of America. I network concorrenti si trovarono senza materiale originale e dovettero di fatto replicare il palinsesto del 1987. Così non fu per HBO che vide crescere il vantaggio sulla concorrenza. Nel 1989 HBO lanciò una aggressiva campagna pubblicitaria (indirizzata soprattutto contro la concorrente Showtime) con il claim "Nobody Brings it Home like HBO" utilizzando come colonna sonora il singolo di Tina Turner "The Best".
Quello stesso anno la fusione tra Time Inc. e Warner Communications diede vita a Time Warner. E così, come un curioso scherzo del destino, HBO si trovò ad essere controllata da chi aveva creato il canale concorrente The Movie Channel (ora posseduta da CBS) alla fine degli anni '70 prima della scalata al canale operata del gruppo Viacom.
A partire dal 1991 HBO e Cinemax divennero i primi canali premium a costruire offerte multiplexing, con la nascita di HBO2 (successivamente HBO Plus) e Cinemax2 (poi MoreMax), HBO3 (poi Signature), HBO Family, HBO Latino, Cinemax3, ThrillerMax, WMax, @Max, OuterMax, 5StarMax.

Nel 1993 HBO divenne la prima tv al mondo a trasmettere in digitale e nel 1995 lanciò il sito online hbo.com (pensato per veicolare contenuti prima di chiunque altro).
Nella prima metà degli anni novanta, grazie a show quali Tales from the Crypt, Dream On, Arliss, etc HBO si guadagnò lo status di rete "cult", apprezzata dalla critica, ma fu grazie alla comedy The Larry Sanders Show che il successo divenne totale.

Tale successo incentivò il management a puntare sulla produzione e a creare l'HBO come la conosciamo oggi. Quella HBO che coniuga successi mainstream e critiche di esperti del settore osannanti. L'HBO che fa incetta di premi prestigiosi (Golden Globes, Emmy Awards, etc)

L'HBO di Six Feet Under, Sopranos, The Wire, Entourage, Curb your Enthusiasm, The Newsroom, Bored to death, Hung, Band of Brothers e The Pacific, Angels in America, The Corner, Oz, etc.

"Nobody Brings it Home like HBO"
Alla prossima,
Ciro

 

il_noumeno

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Recensione Cogan - Killing them softly (2012)

Scritto da il_noumeno on . Postato in Cinema e serie tv

Cogan - Killing them softly

Spinto dalle critiche "feroci" (per utilizzare un aggettivo importato dall'Umbria e di gran moda a Roma nell'ultimo anno e mezzo) lette sul forum, ho deciso di dedicare queste righe all'ultimo lavoro del regista neozelandese Andrew Dominik: Cogan - Killing them softly, uscito nelle sale in Ottobre.

Dominik sceglie di tornare a lavorare con Brad Pitt dopo il buon esordio hollywoodiano del 2007 rappresentato da "L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford" (secondo lungometraggio, dopo l'adrenalinica opera prima "australiana" Chopper, nel quale ha narrato le vicende del gangster Mark "Chopper" Read), ispirandosi al romanzo noir del 1974 "Cogan's trade" di George V.Higgins, e firmandone, come sempre, anche la sceneggiatura.

La storia, rispetto al romanzo che l'ha ispirata, viene adattata al nostro secolo, precisamente ai giorni dell'epocale cambiamento che a fine 2008 spostò il potere in America dalle mani insanguinate di George Bush a quelle, dell'appena rieletto, Barack Obama, e narra le vicende di Frankie (un truffatore) e Russel (un tossicodipendente con la tendenza a parlare troppo) che vengono assunti per commettere una rapina durante una partita di poker organizzata da uno dei più importanti boss di New Orleans: Markie Trattman (Ray Liotta).

Le vittime della rapina decidono di assoldare "l'enforcer" ("killer e gentiluomo") Jackie Cogan (Brad Pitt) per investigare sull'accaduto e stanare mandante e esecutori.

Ne vien fuori una pellicola, decisamente più ordinaria di Jesse James, ma con un gusto "noir-retrò" che ha l'indiscutibile merito di recidere ogni legame con gli schemi che i film di Tarantino hanno imposto al genere.
Dominik quindi abbandona l'epopea pulp e opta per la tradizione teatrale americana: Cogan-Killing them softly non può non richiamare alla mente l'impostazione della pièce di David Mamet, American Buffalo, che guarda caso esordì al Goodman Theatre di Chicago nel 1975 (ed arrivò a Broadway due anni dopo). Il film è quindi molto più votato alle "parole" che alle "opere". Ma nonostante l'ottimo cast (Pitt, Liotta, Gandolfini, etc) e i dialoghi in stile Mamet, la sceneggiatura risulta comunque poco incisiva. L'interpretazione di Brad Pitt tiene a galla il film. La pochezza della narrazione sembra cedere, quanto volontariamente non saprei dirlo, il passo all'introspezione di Cogan, il cui personaggio cerca di riempire (non sempre con esito positivo) tutti gli spazi vuoti lasciati da uno script statico, dai colori cupi e dalla colonna sonora che, nonostante alcune scelte eccellenti, sembra, in più di un'occasione, non sposarsi al meglio con le scelte stilistiche di Dominik.

Un film certamente non convenzionale, quindi, con un buon cast e un impianto narrativo certamente scricchiolante, ma con alcuni picchi nei dialoghi e nella caratterizzazione profonda (cosa assai rara nei film del nostro tempo) di alcuni personaggi.

 

il_noumeno

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