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Recensione Argo (2012)

Scritto da il_noumeno on . Postato in Cinema e serie tv

Nel 1997 l'allora Presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, rese pubblici, declassificandoli, molti documenti "riservati" inerenti il famoso "Canadian Caper". Sei diplomatici statunitensi lasciarono l'Iran dopo essersi a lungo rifugiati nella residenza dell'ambasciatore canadese in seguito all'assalto armato all'ambasciata statunitense di Teheran del 1980. Solo grazie al presidente democratico sappiamo oggi dell'operazione Argo, una missione segreta dai contorni grotteschi che mischia Intelligence e Cinema.

Dopo aver preso confidenza con la macchina da presa con storie vicine al suo background (così come i suoi esordi di autore/attore videro raccontare la sua Boston senza troppa speranza per il proletariato urbano, così il Ben Afflek regista di Gone Baby Gone e The Town è rimasto in Massachusetts, tra Charlestown e la città del fiume Mystic, la metropoli più grande di tutto il New England), l'ex ragazzo prodigio di Hollywood (Premio Oscar come miglior sceneggiatura originale insieme all'amico Matt Damon nel 1998 per Will Hunting a soli 25 anni) decide di mettersi alla prova con un film di respiro internazionale.
Ben Afflek dirige se stesso e veste i panni di Tony Mendez (un agente "sul campo" della CIA, che si finge un produttore canadese in procinto di girare un film di fantascienza in Iran: "Argo, per l'appunto) e mette in piedi una pellicola che va a incastrarsi a perfezione tra il genere di political entertainment molto in voga tra la fine degli anni 70 e l'inizio degli anni '80 e quello dell'ondata del nuovo millennio, già promosso dai suoi co-produttori e amici George Clooney e Grant Heslov.

Ma la sceneggiatura, firmata dall'ottimo Chris Terrio, non vuole solo raccontare un momento storico di grande tensione nei rapporti tra USA e Iran, ma anche porre l'accento sulle palesi analogie tra quel passato e il nostro presente, senza alcuno scadimento nella retorica del patriottismo Made in U.S e senza nascondere, anzi denunciando, le responsabilità della politica estera americana nel dilagante proliferare di posizioni integraliste nel mondo arabo.

Il punto di vista storico-politico non è il solo ad essere messo a fuoco nello svilupparsi dell'impianto narrativo. Afflek e Terrio hanno puntato, ricordando un po' il Clooney di "Confessioni di una mente pericolosa", a far emergere il lato "ludico", bizzarro e grottesco della vicenda: quell'intreccio tra cinema e spionaggio che si pone a contraltare della tematica d'impegno, creando un equilibrio labile, ma assolutamente efficace (grazie anche ad un cast straordinario in cui forse, paradossalmente, è il solo Afflek a mostrarsi in sofferenza) tra tensione e intrattenimento.
Nonostante qualche piano sequenza troppo lungo, e qualche dialogo intriso di retorica, la regia di Afflek risulta più che credibile nel complesso. Ottimo il montaggio, di grande impatto anche la scenografia. Menzione d'onore per lo strepitoso John Goodman, per Bryan Carston (che dopo Breaking Bad e Drive si conferma attore di grandissimo spessore), e per un pezzo di storia del cinema come Alan Arkin.
Prodotto da GK Films (Traffic, Blood Diamond, The Departed, Gangs of NY, Alì, etc) e Smokehouse Pictures, distribuito da Warner Bros, il film, uscito il 12 ottobre negli States, è costato circa 44 milioni di dollari, incassandone fino ad oggi circa 90 al box office americano. In Italia, uscirà il giorno 8 novembre. Consigliato.

 

il_noumeno

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